RECENSIONE da Il Blues – n. 129 – Dicembre 2014
di Silvano Brambilla

ON THE ROAD QUARTET N.O. Dreaming Autoprodotto (I) 2014
Non ce ne vogliano i quattro componenti del gruppo e gli ospiti/ amici coinvolti nelle registrazioni, ma l’accenno più bello del CD è la dedica a tutti i bambini, con un pensiero a quelli palestinesi di Gaza, coinvolti nell’ultima sciagurata rappresaglia israeliana.

Il quartetto in questione è al suo esordio discografico ma, Davide Speranza voce, armonica, washboard, cigar box; Gianni Di Ruvo chitarre; Claudio De Palo basso e Angelo Farolli batteria, non sono degli esordienti, anzi sono ben introdotti nella realtà italiana del blues. Arrivano da esperienze diverse, ma un’amicizia di vecchia data e la condivisa passione per la musica, hanno fatto sì che non si perdessero mai di vista. Due anni fa hanno deciso di ricominciare una nuova avventura, tornare insieme “sulla strada”, scegliendo come destinazione New Orleans, luogo per eccellenza di quel melting pot musicale che vuole essere l’anima del quartetto, laddove Davide è sinonimo di versatilità: blues, zydeco, cajun, country, rock, jazz; Gianni è la solidità e la garanzia del blues più marcato; Claudio e Angelo sono la sezione ritmica adattabile ad ogni situazione e la scelta degli ospiti (azzeccata), è di diversa natura stilistica.

Il CD è segnato da entusiasmo, condivisione e scariche di adrenalina già da subito, con un’ accelerata (forse un po’ troppo) “Zydeco Zydeco”, con alla chitarra slide il primo “ospite” Francesco Piu, il quale lascia il posto ad una bravissima Veronica Sbergia che si divide al canto con Davide su di un coinvolgente tempo in levare con inserti slide di Gianni in “Talk To Me”. E’ tempo di slow blues con “Goin’ Down Slowly” e qui Gianni è superbo nel passare dalla ritmica ad un assolo di assoluto livello, affiancato sul finale dall’armonica di Davide, il quale canta questo blues con trasporto, senza dimenticare l’apporto di Cristiano Arcioni con l’Hammond.

Veramente ottimo! Svolazzi di armonica che ricreano il suono della fisarmonica, fanno da introduzione al saltellante “Brand New Ray”, prima dell’impronta country di “Lucy”. Siamo a metà “strada” e per i prossimi quattro pezzi, il quartetto coinvolge altri “compagni di viaggio”: Heggy Vezzano alla chitarra e Daniele Tenca al canto, nell’unica cover (tutti gli altri pezzi sono autografi e raccontano storie vere), “All Apologies” (di Kurt Cobain), trasformata in un bel rock/blues.

Non ce lo aspettavamo, o forse sì, vista la poliedrica natura del quartetto, ma di fatto lo strumentale “Lovers And The Wind” (ideato da Gianni Di Ruvo) è uno dei migliori passaggi del CD. Perfetta è l’atmosfera anni Settanta fra rock e funk, con Abdallah Moukachar alle percussioni, Francesco Di Lenge al trombone, Cristiano Arcioni all’Hammond e con tutto l’On The Road Quartet in grande spolvero. Si torna nel cuore di New Orleans con il suo ritmo sincopato gestito dalla batteria di Francesco Di Lenge e con un coro di voci (fra queste Pietro “Topolino” Scalzo) per “N.O. Dreaming”, per passare al rock’n’roll di “Johnny Plays Guitar” con Leo Ghiringhelli alla chitarra e chiudere con due impulsivi passi, “Fightin’ For Love” e “Ambulance”. On The Road Quartet ha ufficialmente inaugurato la sua strada, senza intoppi e con spontaneità. Percorretela e ne rimarrete soddisfatti! Silvano Brambilla

RECENSIONE su ROOTSHIGHWAY
di Fabio Cerbone (13/12/2014)

 

Oltre le note del blues elettrico, sconfinando nei territori della Lousiana (e il titolo ha un riferimento che non mente…), così come in quelli del pub rock più operaio e persino lasciandosi contagiare da solari ritmi in levare, la proposta dell’On The Road Quartet nasce sotto buoni auspici.
Innanzi tutto stiamo parlando di quattro musicisti di solida esperienza, tra cui spicca la voce e il principale autore Davide Speranza, armonica da funambolo, già avvistato al fianco di Francesco Piu (che oggi restituisce il favore come ospite nell’apertura scopiettante di Zydeco Zydeco). Al suo fianco la chitarra di lungo corso di Gianni Di Ruvo, il basso di Claudio De Palo e la batteria di Angelo Farolli, quartetto che si apre alle collaboraizoni importanti della nuova crema blues italiana, tra cui Veronica Sbergia, Heggy Vezzano, Daniele Tenca e il citato Piu.
L’eclettismo, sottolineato anche da queste ultime presenze, è la chiave di lettura del disco, che spazia nelle atmosfere un po’ zigane di Brand New Ray, bel tour de force per l’armonica di Speranza, e in una singolare versione in chiave southern rock blues di All Apologies dei Nirvana (che nella “follia” dello strano accostamento funziona, credetemi). Un promettente esordio, grezzo al punto giusto, forse ancora incentrato sull’energia live della band (nata nel 2012) e quindi aperto anche a strumentali e jam di studio non sempre essenziali.
Colpiscono nel segno però gli episodi più ruvidi e dallo spirito rock’n’roll: Talk to Me, infiltrata da una ritmica ska, ricorda i tempi migliori dei Dr. Feelgood, e su questa falsariga marciano convinte anche Lucy, Johnny Plays Guitar (con la chitarra di Leo Ghirindelli) e il finale di Ambulance.

 

RECENSIONE da MESCALINA:
11/04/2015 – di Gianmario Ferrario

Ci sono frazioni di secondo nella vita, in cui dobbiamo credere in noi stessi a tutti i costi, per cui se vogliamo salvarci da quello che sta accadendo, dobbiamo trovare la forza di ribaltare completamente lo scenario e in fretta.
Un istante specifico, viene in mente, per esempio, una competizione sportiva. Ecco, un incontro di boxe, esageriamo, in chiave cinematografica e per valore sentimentale aggiunto: Rocky. Rocky IV.
In quel momento in cui, per principio di rimonta, perché siete sfiniti e le state prendendo di brutto, vi si accende una lampadina in testa. Ed è un attimo. Da lì in poi non ce n’è per nessuno.

 L’armonica di Davide Speranza è quella lampadina.

Chiudi e riapri gli occhi e sei un altro. Ti rialzi. Dura almeno il tempo di un bell’album che si intitola  N.O. Dreaming.
Perché fortunatamente di musicisti italiani che suonano bene il blues ce ne sono tanti.
Ma di musicisti italiani che sentono il blues in questo modo e che quando si esibiscono sudano litri e vibrano insieme agli strumenti e al palco ce ne sono decisamente meno.
Il sangue. Il sangue è il principio, il fine e il traghettatore stesso di un viaggio colto e selvaggio insieme che non può che scuotervi fino a dirvi Svegliaaaaa!!!
Globuli bianchi alla sezione ritmica che preservano egregiamente l’integrità biologica dell’organismo (Claudio De Palo al basso e Angelo Farolli alla batteria), globuli rossi alla chitarra (Gianni Di Ruvo) che trasportano l’ossigeno dai polmoni ai tessuti rivitalizzando il vostro approccio alle cose, in ogni caloroso bending, in ogni bella scivolata di slide.

On the Road Quartet, amici cari. Un blues necessario.

Ottime anche le collaborazioni, tra cui segnaliamo la brava e ormai nota Veronica Sbergia che riesce a salvarci dall’ unico episodio in cui si va al tappeto (il ring è sempre il ring, Talk to me è allegra e spensierata, eppure – non convince); Daniele Tenca e Heggy Vezzano che decorano invece una versione coraggiosa, originale e ben riuscita di All Apologies dei Nirvana.
Grinta, tecnica impeccabile e grande conoscenza. Appassionati di blues e non, fareste bene a non farvi scappare questo meraviglioso lavoro!

 

RECENSIONE da L’ISOLA CHE NON C’ERA

di Stefano Tognoni

Nel 2007, quando ancora L’Isola che non c’era usciva in edizione cartacea, ci colpì in positivo, in ambito blues, Ready To Live, l’esordio solista di Davide Speranza, un giovane armonicista cantante dal piglio deciso e professionale.

Da allora abbiamo continuato a seguire con attenzione la qualiltà via via crescente delle sue collaborazioni, tra le quali è impossibile non citare il cd Live at Amigdala Theatre al quale ha partecipato come componente del Francesco Piu trio. Abbiamo quindi accolto con piacere e curiosità l’uscita di N.O. Dreaming, il suo nuovo progetto, non più in veste solista, ma come band leader degli On The Road Quartet. Anche se l’apporto dei suoi validissimi compagni Gianni Di Ruvo (chitarre), Claudio De Palo (basso) e Angelo Farolli (batteria) è fondamentale per crearae un suono così corposo e personale, è innegabile che la veste di leader sia a carico di Davide Speranza (voce, armonica, wasboard) che interpreta al meglio questo ruolo, Autore di tutte e dodici le tracce proposte, sia per quanto riguarda la parte musicale che quella letteraria. Davide si conferma armonicista di grande spessore ma è soprattutto la voce, la valenza e varietà dei brani a dare il senso della sua completa maturazione artistica. N.O. Dreaming è un concentrato di blues e zydeco, dove aleggiano sempre le atmosfere della Louisiana e di New Orleans.

Per questa sorta di “nuovo esordio” gli On The Road Quartet hanno radunato come ospiti alcuni amici, nonché noti esponenti del blues italiano, come i chitarristi Francesco Piu, Heggy Vezzano e Leo Ghiringhelli e i cantanti Veronica Sbergia e Daniele Tenca.

N.O. Dreaming “funziona”, e tutte le tracce hanno prerogative che le rendono riuscite ed interessanti: ottimo cd quindi, che potrà dare notevoli soddisfazioni anche nelle esibizioni live, dove gli On The Road Quartet riescono ad essere sempre coinvolgenti!

 

RECENSIONE da JACKBLOG

Premetto che non sono un giornalista o un critico musicale, ma mi permetto ugualmente di esprimere il mio modestissimo parere sui dischi recentemente acquistati. L’ultimo acquisto è il CD della band italiana “on the road quartet” ed è con loro che inauguro la rubrica “gente che sa suonare”.Suonano musica di strada, quella che amalgama la tradizione folk di fine 800, il valzer viennese, lo shuffle, il blues, il rock’n’roll, lo ska, la musica afro-caraibica… insomma la musica di New Orleans, lo Zydeco.
Il disco, N.O. DREAMING, è suonato da Gianni Di Ruvo (chitarra), Davide Speranza (voce, armonica, washboard, cigarbox guitar), Claudio De Palo (basso) e Angelo Farolli (batteria); come buona consuetudine ci sono anche alcuni ospiti tra i quali mi piace segnalare Veronica Sbergia, tra le migliori voci blues italiane.Le tracce sono 12.
Di seguito vi descrivo quello che ho immediatamente pensato dopo il primo (e rapido) ascolto del disco e dopo la terza volta che l’ho riascoltato.
*ZYDECO ZYDECO  1°: minchia se spacca!  3°: non può esserci migliore apertura per un disco. Sound ricco, slide a palla, e l’armonica di Davide che mette subito le carte in tavola.
*TALK TO ME  1°: questa non me l’aspettavo. Veronica 10  3°: non vuole essere solo un disco di blues (immagino) e questa canzone ne è la dimostrazione. Un brano SKA da ballare!
*GOIN’ DOWN SLOWLY1°: il vero protagonista è Breach amps! lo Slow forse non si abbina bene con il resto del disco.3°: giusto per ricordare che è il blues la matrice di provenienza del quartetto. Il suono di Gianni? che ve lo dico a fare…
*HORSEFLY IN A MINOR   1°: non ci credo…oppure non ci voglio credere.  3°: alta scuola di armonica a bocca. bandiera bianca, mi arrendo. Mi viene in mente che alla prima del Don Giovanni, l’imperatore convocò Mozart nel suo palco per congratularsi con lui e gli disse: “quante note” e Mozart : “sì, ma nemmeno una di troppo”.
*BRAND NEW RAY  1°: figata, buon umore.  3°: zingari, circo, blues. Anche qui di balla, non c’è un cazzo da fare. finalmente una band che non fa solo blues. Bella idea.
*LUCY  1°: il country è d’obbligo  3°: semplice ma efficace. La voce di Davide inizia a piacermi. Mi sarebbe piaciuto infilarci un solo con la mia chitarra.
*ALL APOLOGIES  1°: mmm bo.  3°: forse quella che mi piace di meno. Probabilmente il riff di armonica e la melodia vocale sono troppo lontani da quello che le mie orecchie sono abituate ad ascoltare. Ad ogni modo, la chitarra di Heggy V. restituisce alle mie orecchie quello che si aspettavano. Uno Shuffle originale
.*LOVERS AND THE WIND  1°: relax e cannone. Fighissimo il trombone di Beppe Caruso!  3°: caraibi, percussioni e onde del mare in lontananza… fino a giungere al Santana che c’è dentro Gianni.
*N.O. DREAMING  1°: la classica semplicità di New Orleans  3°: cuore e ritmo. Batteria alla grande.
*JOHNNY PLAYS GUITAR   1°: vai LEO!   3°: il rock’n’roll ci sta sempre.
*FIGHTIN’ FOR LOVE   1°: vale da sola il prezzo del disco. 3°: mi sa di ballata irlandese, dove l’armonica diventa una cazzo di cornamusa e regala un fottuto viaggio.Davide è sempre stato, per me, il più grande e il disco melo conferma.
*AMBULANCE  1°: all right, un po’ di blues  3°: un brano blues per chiudere. della serie, stavi aspettando il blues, eccolo!
Morale: un ottimo disco, diverso dalla solita tristezza che avvolge i musicisti lombardi. Non è una blues band, è una BAND. Energia, talento, ottimi suoni e un’armonica a bocca che spacca.
Andate a comprarlo e fatemi sapere che ne pensate!! …e voi RAGAZZI… on the road, forever!

Black & Blue Festival Varese 2015

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Il Festival che sembrava brutto: B&B 2015
PRIMA:
Serata 3. On The Road 4et una bluesband di Legnano che pensa di vivere in Louisiana e va in giro con gli stivali da cowboy. Mike Zito uno dei centinaia di chitarristi americani moderni con dischi tutti patinati e senza sudore. Ha pure un sassofonista nella band e io detesto il sax al di fuori del jazz.
DOPO:
Serata 3. On The Road 4et. Due terzi delle blues band italiane vorrei vederle bruciare all’inferno. Inetti, saccenti, poco credibili imitatori di imitatori. Questi no. Sarà perchè nonostante le pose si vede che si ci credono ma nemmeno si prendono troppo seriamente, sarà per il miscuglio festoso e caciarone tra chicago style, cajun e tamarraggine (un pò tutti lo siamo) ma gli farei fare l’apertura in tutti i festival blues. Oltre al fatto che l’armonicista è un missile terra-aria.
Mike Zito parte piano e poi si scalda. Mescola molto i filoni del blues, “funkeggia”, “souleggia” e “rocckeggia” passando dal Texas da New York e la California. La band è potente e compatta. Il sax mi spiace ammetterlo ma ci sta bene, da una sorta di swing alle schitarrate dell’italo ameriano che ha decisamente gusto, stile e pure una bella voce. Si sente che è uno che ha girato centinaia di locali negli Stati Uniti e che è abituato a dover far ballare il suo pubblico. Alla fine suda, eccome se suda. E’ un sound che solitamente non mi garba molto se ci penso ma è fatto così ad alti livelli che “giù il cappello” per Mr. Zito (che è pure simpatico di brutto).
Si tutto ciò è onanismo, ma quando è giusto è giusto.
p.s. l’anno prossimo se mai ci sarà ancora ‘sto festival le seggioline grigie ve le brucio sotto gli occhi ve le brucio!!!

OUT OF BLUES Saint Moritz 2016

 

NARCAO BLUES FESTIVAL 2016

 

Dal Buscadero di Ottobre 2016

Dal Buscadero di Ottobre 2016

FRAMMENTI BLUES Somma Lombardo

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